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Esplorando le Potenzialità: La Chiave della Mentalità Plastica

L’autrice Carol S. Dweck offre nel suo libro, Mindset, alcune strategie per esplorare le potenzialità, attraverso un cambiamento nel modo in cui affrontiamo le situazioni, cioè un cambiamento di mentalità. Lei distingue tra due tipi di mentalità, quella statica e quella plastica (o della crescita).
Ci sono, naturalmente, delle differenze tra le due mentalità. La prima differenza sta nel fatto che chi ha o sviluppa la mentalità di crescita è colui che crede che l’intelligenza possa essere sviluppata. Colui che invece appartiene alla mentalità statica, è convinto che si nasca con un livello più o meno alto di intelligenza e che quello rimanga immutabile nel tempo e nelle situazioni. Secondo le neuroscienze, l’intelligenza o alcune parti dell’intelligenza si possono sviluppare.
La seconda differenza sta nel fatto che chi ha la mentalità della crescita tende ad accettare le sfide, anzi tende a cercarle, perché le vede come elemento fondamentale del proprio percorso di crescita e miglioramento. Chi ha una mentalità statica cerca di mantenere, invece, il proprio status quo e cerca di evitare le sfide perché le vede più come un problema che come un’opportunità. In conclusione, chi è interessato alla propria crescita personale cercherà sempre sfide nuove.
La terza differenza sta nel fatto che chi una mentalità orientata alla crescita tende a non mollare, a persistere anche quando ci sono dei fallimenti e i risultati non arrivano, perché l’esperienza e l’ostacolo sono visti come crescita, come sfida che può portare qualcosa di positivo, come la conoscenza. La mentalità statica, per contro, al primo fallimento tende a ritirarsi e a cambiare strada, pensando dentro di sé che aveva ragione ad evitare i cambiamenti, perché ci si può fare del male e fallire.
Nelle due mentalità è diverso anche il rapporto con lo sforzo e la fatica. La mentalità di crescita tende a rispettare e amare la fatica perché la interpreta come la piena padronanza di sé stessi; la statica, invece, non valorizza il valore del lavoro e pensa che sia solo una questione di fortuna o di aiuto da parte degli altri; non riconoscono il valore del lavoro che gli altri hanno fatto, ma piuttosto pensano che siano stati aiutati da qualcuno o che abbiano avuto molta fortuna. È diversa la predisposizione d’animo a faticare nelle due situazioni. Chi ha una mentalità statica evita di impegnarsi troppo perché non crede che quell’impegno sia direttamente collegato al successo, ma solo al caso.

Cambiare il Modo di Pensare

Diverso è anche il rapporto con le critiche che provengono dagli altri: una mentalità plastica tende ad accettare le critiche, a farne tesoro e a provare a capire quali sono le aree sulle quali può migliorare. Quella statica è permalosa, si arrabbia e al contempo è molto critica e giudicante nei confronti degli altri. La mentalità di crescita evita di criticare gli altri perché è concentrato sui propri progetti, ma se viene criticato cerca di capire per crescere ancora di più.
Un’altra grande differenza tra le due mentalità risiede nel rapporto che queste hanno con il successo degli altri. La mente creativa vede nel successo altrui una fonte di ispirazione, desidera emulare, vede un modo per imparare qualcosa, studia il successo altrui ma non lo invidia, cerca di capire che cosa sfrutta la persona di successo per essere tale, mentre la mentalità legata alla staticità invidia il successo altrui, ne è infastidito, perché lo ricollega ad una qualche fortuna o aiuto che deriva dall’esterno.
È importante coltivare una mentalità orientata alla crescita per vivere meglio. Una mentalità di crescita ci mette nelle condizioni migliori di ottenere risultati che diano soddisfazione, ma ci fa anche vivere meglio perché è connessa ad un certo grado di ottimismo e positività. La mentalità statica è una caratteristica che ritroviamo più spesso nelle persone fataliste, che fanno fatica a trovare le motivazioni e la forza per darsi da fare.
Ma la vera domanda è: “è possibile cambiare una mentalità da statica a plastica?” Certo che sì! Come? Sfidandosi! Ciò richiede coraggio, impegno e lavoro su sé stessi. Avremo bisogno di una motivazione per farlo, di interpretare in maniera diversa i fallimenti, avremo bisogno di concentrarci su noi stessi, di conoscere meglio i nostri bisogni più profondi. Tutto ciò va fatto a piccoli passi, affrontando piccole sfide quotidiane, per arrivare ad una nuova interpretazione del concetto di sfida.
Un esercizio pratico molto utile per eseguire il passaggio dalla mentalità statica a quella plastica è quello della scrittura; ad esempio, teniamoci un diario dove raccontare i fatti che ci accadono, ad esempio i fallimenti, in modo da provare a vederli sotto un’altra luce. Ad esempio, che cosa ho imparato da questi fallimenti? Dove mi hanno portato? C’è chi questi errori non li vuole vedere e quindi non impara nulla e c’è chi invece questi errori li analizza e li studia in modo da capire e percepire che in fondo l’errore non è un problema, se capisco che cosa ho sbagliato e come posso migliorare. Devi essere curioso e avere voglia di apprendere, è fondamentale acquisire le conoscenze necessarie per transitare da un approccio statico della vita ad un approccio di crescita, curiosità e conquista, per riprendere anche il pieno controllo della tua esistenza.

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